|
01-07-2009
Il Senatore Giordano: “Mantica
condizionato dalla crisi economica”
Roma, ( Italia Chiama Italia) Il Senatore, Basilio Giordano definisce i tagli
del
sottosegretario “inevitabili”, data la situazione economica ereditata. E sul referendum afferma che non andare a votare è “un torto”, aggiundendo che “gli italiani non votano in base ai gossip”, con esplicito riferimento all’inchiesta di Bari. Infine il Sen. Giordano, “fiducioso nelle prossime finanziarie”, si prepara a ripresentare l’emendamento per la stampa italiana all’estero.
Quali sono le iniziative che sta portando avanti in questo periodo per gli italiani all’estero?
Ogni due settimane vado in visita al nostro collegio di Montréal. Il viaggio, però, non si ferma nella città del Québec, ma si estende anche ad altri centri, come
Philadelphia
e
Toronto
. I viaggi fanno parte
del
contatto con la gente, fatta da quelle stesse persone che ci hanno votato perché hanno creduto nel nostro programma e in quello che abbiamo promesso. Anche se il lavoro di quest’anno è stato in salita a causa dei tagli in Finanziaria, decine di milioni di euro persi.
È fiducioso sulle prossime Finanziarie?
Mi auguro che nelle prossime Finanziarie sia dedicato uno spazio più ampio al circuito degli italiani all’estero. Nel corso di questo primo anno di mandato non ci è stato possibile realizzare completamente il programma a causa della situazione disastrosa che abbiamo trovato nel 2008. Abbiamo ereditato una situazione finanziaria dalla quale nessuno si è potuto esimere, tutti i ministeri hanno tagliato e, quindi, anche noi.
I tagli erano quindi inevitabili? Lei non si accoda al
coro
di proteste per l’operato
del
sottosegretario Mantica?
Mantica ha dovuto sottostare a decisioni necessarie per fronteggiare la congiuntura economica in cui ci troviamo. In Senato siamo riusciti all’ultimo momento a riunire 8 milioni di euro da investire in cultura e lingua. Certo, non è quello che avremmo voluto fare, ma la realtà ci ha costretto a prendere misure diverse da quelle desiderate. In questo momento, noi eletti all’estero dovremmo lasciare da parte i colori e le appartenenze politiche e cercare di compiere quei passi in avanti che ci vengono richiesti dalla nostra gente, dalle comunità che ci hanno eletto.
Com’è la politica legata agli italiani all’estero, vista dai nostri connazionali in
Canada
?
In
Canada
non c’è una comunità eccessivamente numerosa e, di conseguenza, non ci sono grandi richieste né necessità di grandi risorse. Gli italiani trasferitisi lì vogliono solo le attenzioni basilari che si devono dare loro per diritto, come il voto. In nessun Paese civile e democratico si può negare a una persona nata in uno Stato e in possesso della cittadinanza di esercitare un proprio diritto solo perché ha scelto di vivere e lavorare in un altro Paese. Negare il diritto di voto è un atto lesivo di un diritto considerato da molti di noi scontato.
In questa panoramica, manca il coordinamento di un Pdl all’estero efficiente e attivo. Quando ci sarà un vero rilancio?
Noi eletti stiamo lavorando e tutto è più facile ora che abbiamo una delega, un responsabile e quattro vice responsabili. Quello che manca, per adesso, è l’organizzazione e soprattutto la presenza sul territorio. Nelle nostre attività e impegni verso i collegi esteri siamo già attivi, adesso ci vuole anche l’appoggio e il coordinamento centrale da Roma.
Il Pd parla di frenata
del
consenso verso il premier Silvio Berlusconi. Colpa delle inchieste e degli scandali?
Non credo che il gossip abbia influito. Sono in molti a cercare di infangare il nome
del
premier, ma, leggendo i numeri di queste elezioni amministrative, emerge chiaramente che non ci sono riusciti. Dubito che la gente voti perché ha letto certe inchieste. Si tratta di cose troppo personali; nell’informazione si sta dando molto spazio a vicende che dovrebbero restare a casa e che non hanno nulla a che fare con la politica.
Lei ha parlato di informazione nazionale, ma quando si riprenderà, invece, a parlare di quella italiana all’estero?
Avevo presentato un emendamento sulla stampa italiana all’estero, ma poi sono stato costretto a ritirarlo ancora una
volta
a causa delle risorse mancanti: non potevo pretendere che venissero dati soldi a un determinato settore, mentre si tagliava in tutti gli altri. A breve, però, ritornerò alla carica con lo stesso emendamento, più che mai attuale.
|